Nasce il Festival della Musica popolare del Sud Italia
 







Rosario Ruggiero




“Si è avverato un sogno lungo sessant’anni” è stata l’entusiastica affermazione fatta da Aurora De Magistris, in arte Aurora Giglio, coordinatrice del neonato Festival della Musica popolare del Sud Italia, pochi giorni fa, nel sontuoso Salone Camuccini dello straordinario Museo di Capodimonte, durante la presentazione ufficiale dell’evento, lì tenuta insieme al direttore della prestigiosa istituzione museale napoletana, Sylvain Bellenger, al direttore artistico della rassegna, Peppe Barra, il direttore generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania, Rosanna Romano, il musicista e virtuoso della “tammorra”, Marcello Colasurdo, e Maria Varriale di quel Centro di Cultura popolare del Mediterraneo che pure ha contribuito alla realizzazione dell’iniziativa.
Una manifestazione, poi svolta nell’amenità dell’incantevole Real Bosco di Capodimonte, dal 21 al 24 giugno scorsi, interamente imperniata sulle tradizioni, i suoni e ledanze del Mezzogiorno d’Italia che, stornando banale folclorismo, ha previsto incontri culturali sulle espressioni coreiche e musicali calabresi, pugliesi e campane che hanno coinvolto antropologi, etnomusicologi, danzatori e musicisti, concerti, spettacoli di danza e prime lezioni di ballo popolare gratuite finalizzate ad una fruizione più diretta e consapevole dell’arte di Tersicore come intesa dal popolo.
Presente anche il Museo Etnomusicale di Montemarano ed il collezionista Teodoro Cicala con la sua eccezionale raccolta di antichi fonografi a manovella, vecchi grammofoni elettrici e circa diecimila rarità fonografiche. 
«Questo è anche il modo più allegro e vivace di dare visibilità alla cultura popolare – ha dichiarato Sylvain Bellenger – una cultura che non si è interrotta davanti alla legittimità culturale e che è voluta e si trasmette soprattutto a Napoli e nell’Italia del Sud dove la vitalità della lingua napoletana ha conservato il legame storico fondamentaleall’identità culturale. Lunga vita dunque al Festival della musica popolare dell’Italia del Sud, con l’augurio che animi e incanti il Real Bosco di Capodimonte fino a confondersi con esso. È grande onore per me aver creato a Capodimonte, grazie alla competenza di Aurora Giglio, la prima associazione di musica popolare napoletana, MusiCapodimonte».
«L’elemento che qualifica questo Festival – ha quindi aggiunto Aurora Giglio, cantante di particolare sensibilità storica e presidente dell’associazione MusiCapodimonte – e che lo rende unico rispetto agli altri, è il suo alto valore scientifico: non solo musica, ma seminari, dibattiti, incontri e più, con i maggiori esperti del settore, per approfondire il grande patrimonio immateriale che è la musica popolare, bene prezioso da conoscere, custodire, tramandare».
Nel frattempo a noi, per avvalorare e lodare la bontà di questa magnifica iniziativa, basterà ricordare lo Chopin di valzer, mazurche, polacche, una tarantella, un bolero edaltre musiche di ispirazione popolare, il Brahms delle danze ungheresi, lo Schubert dei ländler, il Liszt delle rapsodie e di Venezia e Napoli nei suoi “Années de pèlerinage”, il Tchaikowsky del “Capriccio italiano”, le scuole musicali nazionali del XIX e XX secolo, tanta letteratura debitrice alle classi più umili, Charles Perrault, i fratelli Grimm, Hans Christian Andersen, Raffaele Viviani, Salvatore Di Giacomo, Giuseppe Giochino Belli, Trilussa e tanti altri ancora, riconoscendo l’insuperabile vitalità di una linfa, la cultura del popolo, tanto storicamente aurea e meravigliosamente inesauribile.









   
 



 
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