Una possibile meta di vacanze musicali estive
 







Rosario Ruggiero




Con l’arrivo delle vacanze estive diventa maggiormente possibile allontanarsi dai proprio luoghi e poter coltivare le proprie curiosità ed i propri interessi, come, per esempio, quelli musicali.
Di antichissime origini, forse addirittura preistoriche, con un vivace passato, storico e civile, sì da generare anche il vocabolo “verbicarismo” (come si legge nel vocabolario etimologico italiano di Carlo Battisti e Giovanni Alessio, stampato a Firenze nel 1957) a significare violenti rivolte contro le autorità costituite, ricco di più mostre permanenti, di un’apprezzata produzione vinicola, con antiche chiese ed affreschi di epoca bizantina, Verbicaro è un paese dell’area cosentina, posto tra il verde, a poco più di quattrocento metri sul livello del vicino mare, che si distingue anche per un’encomiabile sensibilità nei confronti dell’arte dei suoni, esplicitata da una ricca offerta di spettacoli estivi che abbraccia la musica etnica, nazionale estraniera, la musica bandistica, con ben due bande locali e l’organizzazione di ampi raduni, la musica leggera, con seguite esibizioni di gruppi di musicisti giovanissimi e di altri gruppi costituiti da musicisti che giovanissimi furono un tempo, ma pure la musica da camera, e la musica operistica, con un’interessante esperienza risalente a pochissimo tempo fa, e non del tutto abbandonata, di un corso di perfezionamento internazionale per cantanti lirici con allestimento conclusivo di un’opera lirica e sua esecuzione itinerante per i comuni limitrofi.
 Né mancano interessanti antichità, anche ancora in uso, come, tra oggetti sacri del XVI e XVII secolo, i due organi a canne lignei che si possono veder tra le pareti della quattrocentesca chiesa dell’Assunta, o chiesa madre, uno, dei primi del secolo scorso, costruito a Cava de’ Tirreni, dai fratelli Ragone, decorato da un pittore di Orsomarso, con un’estensione di quattro ottave, pedaliera ed otto registri, tra i quali quelli diviola e di violino, l’altro, di fine Ottocento, realizzato recuperando parti di un precedente strumento del 1855, e costruito da certo mastro Lorenzo, di Rotonda, presso Potenza, strumento più piccolo del primo, ma sensibilmente più sonoro, seppure non usato nel corso delle funzioni religiose, come ci ha appassionatamente spiegato Giuseppe Sica, cittadino del piccolo comune calabrese, operante in tutt’altro ambito, perciò, a maggior ragione, chiara prova di un amore per i propri luoghi e della spiccata attenzione per l’arte musicale, così profonda e manifesta nell’insospettabile Verbicaro.

 

 

 









   
 



 
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