Francesco Paolo Tosti a cento anni dalla morte
 







Rosario Ruggiero




Civiltà musicale gloriosissima, quella napoletana, annovera musicisti massimi di ogni epoca (dal Cinquecento ad oggi), di ogni categoria (cantanti, pianisti, chitarristi, violinisti, compositori), di ogni genere (operistico, sinfonico, cameristico), nati o semplicemente formatisi tra le sue mura.
Tra questi, Francesco Paolo Tosti, abruzzese, di Ortona, allievo del prestigioso conservatorio “San Pietro a Majella”, dell’illustre compositore Saverio Mercadante, violinista, cantante, compositore.
E soprattutto come compositore ci è oggi più facile ricordarlo in virtù di una copiosissima produzione di melodie cameristiche, carezzevoli e suggestive, per canto e pianoforte, su testi di letterati anche straordinari (Salvatore Di Giacomo, Gabriele D’ Annunzio, Victor Hugo, Lorenzo Stecchetti, Giosuè Carducci, Antonio Fogazzaro, Ruggero Leoncavallo, Ada Negri), in italiano, francese, inglese, napoletano e dialetto abruzzese.
Incontestabilmenteceleberrime alcune sue pagine. Un ulteriore contributo, la sua opera, ad una eccellenza culturale del capoluogo campano (non solo musicale) lunga ed altissima quanto, ahimè, oggidì taciuta, sminuita, oscurata se non addirittura ignorata, a beneficio di una azione esterna che pare rivelarsi vieppiù denigratoria, mirata, soprattutto pedissequamente subita dalle classi cittadine meno colte.
Così che a cento anni dalla scomparsa dell’indimenticabile autore de “’A vucchella” e “Marechiare”, nella città del Vesuvio, che pur non si perita di celebrare, e con straordinaria celerità, anche toponomasticamente, personaggi più recenti del mondo della musica, di profilo più sociologico che artistico, nulla a ricordare l’anniversario e rievocare la memoria dell’inclito compositore ottocentesco, se non l’associazione Borgo Marechiaro organizzatrice di un evento a partecipazione gratuita che prevedeva una passeggiata per l’omonimo borgo, fino alla famosissima “fenestella” ispiratrice di unindimenticabile capolavoro di Tosti, tra una spiegazione storica dei luoghi e biografica dell’artista, per poi offrire un congruo concerto del cantante chitarrista Filippo Sica.
Una iniziativa sicuramente non trascurabile, quanto purtroppo mortificante per istituzioni certo ben più doverosamente preposte.









   
 



 
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