Giuseppe Terracciano nel ricordo di chi lo ha conosciuto
 







Rosario Ruggiero




Alla ricerca di elementi che aiutino a metter in luce la figura di quell’eccezionale pianista che fu Giuseppe Terracciano, una bella testimonianza ci viene da Armando De Stefano, illustre pittore napoletano che da giovane, intorno all’infausto ultimo nostro periodo bellico, ebbe modo di prendere qualche lezione di pianoforte dal grande concertista. «Dopo qualche tempo il maestro Terracciano mi licenziò definitivamente – racconta De Stefano – perché riconosceva in me un allievo poco diligente. Rinunciava così al pagamento di tutte le altre lezioni che avrebbe potuto darmi, la qual cosa, avvenuta in periodo di fortissime generali difficoltà economiche come quello, lascia ancor oggi in me un ricordo di integerrima onestà e nobile signorilità, riconoscente, ammirato ed incancellabile».
A giorni più recenti si rifà, invece, la testimonianza del concertista Achille Giordano. Tra i suoi insegnanti, Giuseppe Terracciano. «Conobbi il maestro a Salerno, incasa di Giuseppina Eletto, all’epoca mia insegnante di pianoforte, già allieva di quel formidabile pianista. Subito nacque con lui un bel rapporto umano ed artistico che mi ha fatto piacere coltivare poi anche dopo aver portato a termine i miei studi pianistici canonici, frequentandolo anche nella sua casa napoletana fino ai primi anni Novanta del secolo scorso, sì che attualmente sono anche il fortunato possessore del suo pianoforte».
Cosa ci può dire di lui?
«Una personalità grandiosa. Una carriera artistica straordinaria. Era nato a Napoli il 19 marzo 1918. Fu bambino prodigio. A solo undici anni eseguiva a memoria l’intera raccolta dei cento studi che compongono il “Gradus ad Parnassum” di Muzio Clementi. Era anche laureato in lettere. Aveva svolto i suoi studi musicali nel conservatorio della sua città sotto l’eminente guida di Florestano Rossomandi. Si era poi perfezionato con Alfredo Casella, Guido Agosti ed Edwin Fischer. Nel 1938 vinceva un concorsoindetto dall’EIAR, l’attuale Rai. Questo gli permise di suonare molto alla radio, non solo italiana, interpretando anche pagine rare e prime esecuzioni. Aveva, infatti, un repertorio vastissimo che spaziava in maniera impressionante tra epoche, autori e stili. Fu anche vincitore del Premio “Accademia Musicale Napoletana”, che diventerà concorso pianistico internazionale “Alfredo Casella”, come mi spiegava il maestro. Si era esibito in prestigiose sale straniere, ed anche con importanti orchestre. Tra i suoi collaboratori, direttori del calibro di Fritz Reiner, Gerge Szell e Carlo Maria Giulini. Fu in amicizia con il compositore Francis Poulenc. Credo che il suo ultimo concerto avvenne nel 1993.E questo è quanto sono riuscito a ricostruire attraverso articoli giornalistici, miei ricordi e chiacchierate con lui. Si spense nel 2003, probabilmente il 28 febbraio. Per l’ammirazione che nutro nei suoi confronti mi ha fatto piacere intitolargli un concorso di esecuzione pianistica chepurtroppo è finito dopo poche edizioni, ma che sono fortemente intenzionato a riprendere quanto prima, insieme alla creazione di un sito informatico a lui dedicato nel quale conto anche di proporre le tante registrazioni di sue esecuzioni che gelosamente conservo. Complessivamente Giuseppe Terracciano fu una persona schiva, che non parlava male di nessuno, giudicava la musica, non l’uomo, aiutava ed aveva rispetto di tutti e, forse profetico del suo attuale misconoscimento, era solito dire “il valore è personale, ma la gloria la fanno gli uomini”. In definitiva, la sua, una grandezza umana che rispecchiava perfettamente la grandezza dell’artista».









   
 



 
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