Ancora con la “finanza creativa” !
 







Rosario Amico Roxas




La chiusura  settimanale della Borsa riserva talune sorprese che meritano una valutazione attenta.
Emerge il calo delle azioni Mediaset e Mediolanum, entrambe troppo prossime ai 3 punti, dopo avere toccato, rispettivamente, il massimo in marzo  con 5,46 Mediaset e 4,09 Mediolanum, con una perdita netta di oltre il 40% per la prima e del 26% della seconda.
La corsa ai ripari vede un lancio pubblicitario di Mediolanum che invita  a sottoscrivere conti correnti, offrendo un interesse del   3,5 % lordo, pari al 2,55 netto; ma c’è il trucco. Infatti  il minimo da versare è di 15.000 euro e la somma deve rimanere immobile per almeno 12 mesi; in caso di utilizzo, anche parziale, il saggio di interessi  scenderebbe all’1% lordo.  E’ chiaro che si tratta di un lancio mirato ai piccoli risparmiatori; infatti tale lancio è eseguito presso i quotidiani a tiratura regionale, con acquisto di mezza pagina.
Bisogna
chiedersi cosa ne farà Madiolanum di tale raccolta così sollecitata ?
Due sono le ipotesi, non alternative, ma complementari, e riguardano entrambe il sostentamento di Mediaset che ha una capitalizzazione maggiore, attraverso acquisti  effettuati al fine di evitare la barriera psicologica del   > 3; scendendo sotto la quotazione di  3 punti il significato che ergerebbe sarebbe quello di una tendenza non suscettibile ad inversione.
C’è da augurarsi un attento controllo da parte della CONSOB e della Banca d’Italia.
Come mai in una situazione così allarmante non interviene l’altro gigante economico di casa Berlusconi, come la Mondadori ?
La risposta è molto semplice, la casa editrice non può esporsi più di tanto, in quanto già esposta con una fidejiussione di 805 milioni di euro a favore della CIR, a garanzia  della somma  che è già stata condannata  a pagare, come penalità, in primo grado  (750 milioni di euro, più gli interessi),
mentre è in dirittura di arrivo la sentenza di secondo grado.
I grandi investitori, quelli che hanno lucrati benefici dalle azioni del governo e dalle progettazioni futuribili, adesso si guardano bene dall’intervenire  a causa della estrema debolezza del governo, reduce da tre sconfitte elettorali che hanno segnato il minimo storico  della fiducia sia personale al premier che al governo che presiede.
Affermare, come fa il premier, che la nazione è solida grazie al risparmio privato, è un controsenso, perché il governo dovrebbe  riconoscere che la nazione è solida “malgrado” questo governo, che aveva invitato i piccoli risparmiatori a non cedere alla tentazione del risparmio e non cambiare le abitudini al consumo, in quanto la crisi  sarebbe stata “più psicologia che reale”.
La gente, per fortuna, non ha creduto alle parole del premier, rinunziando al superfluo, per garantirsi, anche per il futuro, il necessario.
Ora viene tentata la carta della finanza
creativa, procedendo, come da 17 anni a questa parte, per   tentativi, senza  guardare alle ipotesi di programmazione a lungo e medio termine; intanto l’UE  preme e invita  ad un più attento controllo della spesa pubblica, mentre in questa italietta scoppiano quotidianamente gli scandali fiscali, favoriti dalla distrazione programmata dell’esecutivo.